Oggetto
Il contenuto saliente della Carovana di Pace nei Balcani consiste nella realizzazione di un itinerario di ricerca-azione attraverso i luoghi simbolo della identità sociale e culturale dei popoli slavi meridionali e nei luoghi chiave dei conflitti nella ex- Jugoslavia (1992-1995 e 1999): il Blog della Carovana. La ricerca-azione viene qui intesa come metodologia di intervento decisiva ai fini della comprensione del contesto, della registrazione delle evoluzioni dei teatri del post-conflitto regionale e della verifica preliminare ad una strategia di “intervento civile di pace” basata sul cosiddetto “Peace and Conflict Impact Assessment” (PCIA), con l’obiettivo di calibrare le misure di “trasformazione positiva” del conflitto più adeguate alle caratteristiche del contesto regionale in questione. La ricerca-azione sarà condotta mediante l’adozione dei contenuti della cosiddetta “osservazione partecipante”, basata sull’intervento diretto del personale impegnato “nel” e “sul” conflitto, vale a dire sia attraverso la partecipazione personale ad un’esperienza di costruzione di relazione e di conoscenza “on field” sia attraverso una valutazione ex-post dei materiali di ricerca acquisiti. In tal senso, essa punta all’accumulazione di conoscenze e di legami necessari ai fini della sperimentazione in loco di ulteriori strategie di intervento e di mediazione, basate sulle tecnologie del “confidence building”, finalizzate alla maturazione di competenze e capacità degli attori di società civile locale ed orientata al consolidamento di itinerari di riconciliazione, dialogo sociale e trasformazione positiva del contesto post-conflitto.
La ricerca-azione si avvarrà della raccolta di materiale documentario ed audio-visuale che sarà successivamente elaborato e ri-prodotto come oggetto di sedimentazione e di trasferimento dei risultati di progetto; sperimenterà, con il concorso del personale impegnato, una verifica di fonti e risorse giornalistiche e documentarie ai fini della valutazione preliminare di impatto (fact-finding) e svilupperà una serie di incontri con attori di società civile locale, sia per approfondire legami transfrontalieri di società civile sia per conoscere alcuni tra i progetti più significativi (governativi e non-governativi) attivi in loco. Di conseguenza, essa punta sia a costituire un moltiplicatore di esperienze e di conoscenze per gli attori della società civile di provenienza, nel senso di allargare l’orizzonte delle “buone prassi” messe in opera dalla Provincia di Napoli e dagli attori istituzionali e della cooperazione decentrata in essa attivi, sia una occasione di maturazione e di capacitazione (empowerment) degli attori di società civile di destinazione, consolidando legami, approfondendo la costruzione di rete (networking) e sperimentando l’azione di intervento non-violento propria dell’azione dei Corpi o Servizi Civili di Pace.
Obiettivi
Obiettivo Generale della Carovana di Pace nei Balcani consiste nella acquisizione, da parte del personale impegnato, di conoscenze e relazioni necessarie ai fini della comprensione del contesto post-conflittuale della regione europea sud-orientale (con specifico riferimento ad alcuni luoghi-chiave del conflitto nella ex- Jugoslavia a cavallo tra Serbia, Bosnia-Erzegovina e Croazia) e della valutazione diretta delle esperienze di relazione e di riconciliazione attive in loco, sia attraverso la conoscenza del lavoro delle organizzazioni governative e non-governative dei contesti-obiettivo, sia attraverso l’esperienza diretta dei progetti attivati con sostegno locale, nazionale ed internazionale. In questo senso, l’obiettivo finale di tale attivazione viene individuato nell’accumulazione di conoscenze necessarie all’azione, sia nella direzione della maturazione della società civile dei territori di provenienza al fine di migliorare la calibrazione delle proposte di intervento locale e di consolidare il sistema di “buone prassi” già disponibili, sia nella direzione della “capacitazione” della società civile dei contesti di destinazione, attraverso la condivisione di modalità e strategie di intervento e la costruzione di reti necessari ai fini di ulteriori applicazioni ed implementazioni, ad es. presso i donor internazionali (ONU, UE, OSCE, già attivi nei contesti-target).
Obiettivo Specifico della Carovana di Pace nei Balcani consiste, in linea con le premesse e gli orientamenti sopra delineati, nella verifica di fattibilità di un’ulteriore applicazione a ricaduta locale, nel senso dell’implementazione di una strategia di “servizio civile di pace” ovvero della maturazione di un “corpo civile di pace” attivato da personale “peace-oriented” della società civile dei contesti obiettivo. In tal senso, la possibilità di effettuare incontri, visite e scambi presso delegazioni locali (come nel caso della Agenzia per la Democrazia Locale a Prjiedor), istanze locali di implementazione progettuale (come nel caso del Comitato Zastava di Kragujevac) ovvero attori istituzionali (come nel caso dell’Ufficio di Belgrado della Cooperazione Italiana presso il MAE) costituisce un’opportunità preziosa che la Carovana intende mettere a disposizione sia per l’ulteriore ricaduta locale in Italia sia per successive implementazioni e reti.
Va tenuto presente che ulteriore punto di forza di tale itinerario è offerto dal pluriennale coinvolgimento di risorse (umane e materiali) di società civile e realtà istituzionali italiane in molte delle istanze individuate tra i beneficiari dell’implementazione (come nel caso del coinvolgimento della Provincia Autonoma di Trento nella ADL di Prjiedor, della CGIL di Torino presso il Comitato Zastava di Kragujevac e lo stesso ufficio locale del MAE a Belgrado); tra queste, segnatamente, la Provincia di Napoli, già attiva nella regione ed interessata ad un potenziamento dei propri legami economici, socio-culturali ed istituzionali con il Sud-Est Europa in chiave trans-mediterranea, come attestano le esperienze accumulate (XII ed. Biennale Giovani Artisti dell'Europa e del Mediterraneo, Napoli 2005; Progetto “Dialoghi di Pace a Mitrovica” dal 2004; Programma “Italia – Bosnia”: 40 bambini da Sarajevo a Napoli, 2008).
Beneficiari
Alla luce della sua impostazione concettuale, operativa e metodologica, il progetto di Carovana di pace nei Balcani individua tre tipologie di destinatari:
1. destinatari di primo livello (beneficiari ultimi dell’implementazione) sono le realtà sociali appartenenti alle comunità locali di destinazione progettuale, in primo luogo le associazioni, cooperative e reti attive con progetti nelle aree di implementazione.
All’obiettivo specifico della Carovana, di individuare realtà ed istanze progettuali con le quali interagire e costruire rapporti di conoscenza e di rete, corrisponde una platea di destinatari costituita dalle diverse soggettività interessate, con le quali la Carovana renderà possibile non solo l’ipotesi di costruzione di rete ma anche di co- implementazione su progettualità specifiche di interesse comune, nell’ottica del network-building e dell’empowerment di comunità locale, per un numero complessivo stimato di soggetti destinatari di primo livello pari a circa 40 unità, di cui almeno 10 direttamente interessati alle istanze di relazione continuativa con le strutture sociali/territoriali di provenienza e almeno altrettante 10 direttamente interessate alle azioni civili di pace tra cui la proposta di co- implementazione nella prospettiva del corpo o servizio civile di pace locale;
2. destinatari di secondo livello sono gli operatori sociali, vale a dire tutti gli operatori di settore già attivi nelle organizzazioni direttamente ed indirettamente coinvolte dalla Carovana, a partire dal personale dell’Associazione proponente, delle Associazioni con le quali sono stati stipulati partenariati e protocolli di intesa e dei corsisti del corso di formazione A.C.H.I.E.V.E. (Alternative Conflict Handling to Inhibit Emergencies and Volunteering Empower), nel cui ambito è originariamente maturata l’ipotesi-progetto.
Con tale platea di destinatari, sarà possibile condividere l’impianto metodologico e co- facilitare il programma di implementazione, per un numero stimato di unità coinvolte nell’esercizio progettuale pari a 10 unità, 6 dell’associazione proponente (e realtà collegate) e 4 dal novero dei corsisti A.C.H.I.E.V.E.;
3. destinatari di terzo livello sono gli studenti e le studentesse delle scuole-target interessate dall’implementazione del progetto di formazione Info-EaS (co-finanziato MAE) coordinato dal Tavolo regionale ICP denominato “Interventi Civili di Pace” (8 scuole nel territorio della Provincia di Napoli, per un totale di 8 gruppi-classe coinvolti nel territorio metropolitano di Napoli, pari a stimati 160 studenti coinvolti a Napoli), con i rispettivi insegnanti (pari a un docente-referente per ogni classe, vale a dire 8 docenti nelle scuole di Napoli e Provincia) e famiglie (per un numero stimato complessivo di 320 persone coinvolte nel territorio di Napoli e Provincia) nonché la cittadinanza dei contesti target.
Crono - Programma
01. Volo Napoli - Budapest: Mercoledì 05 Agosto
02. Treno Budapest - Novi Sad - Belgrado: partenza Mercoledì 05 Agosto arrivo a Novi Sad Giovedì 06 Agosto; collegamento Novi Sad – Belgrado: Giovedì 06 Agosto (permanenza a Belgrado 3 giorni completi)
03. Bus: Belgrado - Kragujevac: partenza Domenica 09 Agosto
04. Bus: Kragujevac - Pale arrivo Lunedì 10 Agosto (permanenza a Pale)
05. Bus: Pale - Sarajevo - Banja Luka: Martedì 11 Agosto
06. Bus: Banja Luka - Prjiedor: Martedì 11 Agosto (permanenza a Prjiedor 2 giorni completi)
07. Bus Prjiedor – Sarajevo: Giovedì 13 Agosto (permanenza a Sarajevo 2 giorni completi)
08. Bus Sarajevo - Mostar - Split: Sabato 15 Agosto arrivo a Split (Spalato) ore 18.00
09. Rientro da Split ad Ancona (nave) - Sabato 15 Agosto partenza ore 20.30
10. Bus Ancona – Napoli: Domenica 09 Agosto arrivo a P.zza Garibaldi
Modalità di Svolgimento: Istanze di Conoscenza e Progetti Esistenti
Novi Sad: Il progetto “Gli Angeli di Novi Sad” ha contribuito a ricostruire i ponti distrutti dalla guerra per consentire un dialogo tra popoli che si sono troppo a lungo “ignorati”. La distruzione dei ponti di Novi Sad, capitale della Vojvodina (regione serba con una significativa minoranza ungherese) conseguenza della guerra nella ex- Jugoslavia del 1999, ha diviso in due la città e la sua popolazione, esacerbando il valore simbolico di una tale violenza perpetrata ai danni della città, peraltro celebre per lo spirito di tolleranza degli abitanti e per il pluralismo etnico, culturale e religioso. Tre artisti e trentasei poeti (italiani, statunitensi e serbi) hanno donato una loro opera per i ponti di Novi Sad, contribuendo così ad arricchire il progetto (Osservatorio Balcani).
Belgrado: Il “Progetto Belgrado” è nato nel 2002 come una raccolta di idee di un gruppo di giovani architetti chiamato “Fabrika” e di un insieme di persone in rappresentanza della “Unione Studentesca Serba”. La mission recita “gente nuova, città nuova” ed unisce l’immagine di Belgrado come luogo-simbolo di enormi potenzialità per lo sviluppo dinamico con la responsabilità, capacità e competenza dei giovani cittadini. L’internazionalizzazione del progetto ha consentito di diffonderne i prodotti ed approfondire i legami con scuole, università ed aziende internazionali, da Mosca a Barcellona. Alla X Biennale di Architettura a Venezia “Cities: people, society, architecture”, Belgrado è stata presentata come città protagonista di grandi cambiamenti, un centro dal futuro dinamico nei suoi cambiamenti sul piano urbanistico e socio-economico. Il neo-logismo del progetto, “TRANSIZIONISAM”, rispecchia quello che oggi è Belgrado, area per investimenti economici e zona urbana piena di idee per il futuro. E’ previsto un incontro con l’Ufficio della Cooperazione Italiana del MAE. (Osservatorio Balcani)
Kragujevac: La CGIL di Torino e i sindacati della Fiat e del Politecnico di Torino hanno formato nel 2002 il “Comitato Zastava” per venire in soccorso alle famiglie dei lavoratori disoccupati della fabbrica di Kragujevac. Sempre la CGIL, tramite Progetto Sviluppo (PROSVIL), è impegnata in numerosi settori in collaborazione con la municipalità, dagli interventi a contrasto dell'esclusione sociale, come il caso degli anziani, alle campagne di difesa dei diritti dei lavoratori. Infine la sezione emiliana del sindacato SPI attraverso la sua ONG di riferimento (Nexus) ha attivato iniziative per favorire l'associazionismo degli anziani della città.(Balcani Cooperazione)
Pale: Il Progetto ABC (AC ONLUS) prevede ogni sei mesi la consegna di una borsa di studio a studenti della scuola primaria di Serbia e della Repubblica Serba di Bosnia. La maggior parte di questi studenti, scelti dai direttori didattici e dagli assistenti sociali, sono profughi o con situazioni familiari difficili. Le borse di studio vengono consegnate direttamente nelle mani degli alunni e dei loro accompagnatori in occasione dei viaggi periodici (a novembre e maggio) alla presenza dei direttori didattici. Le scuole destinatarie sono le seguenti: in Serbia la "Nikola Tesla" di Backa Topola, la "Svetozar Markovic Toza" di Novi Sad, la "Nikola Tesla" di Belgrado, la "Ivan Goran Kovacic" di Niska Banja e la "Rodoljub Colakovic" di Donja Vrezina; in Bosnia la scuola "Pale" di Pale, la “Sveti Sava" di Rogatica e la "Sveti Sava" di Lukavica. (ABC ONLUS)
Banja Luka: La Caritas di Banja Luka è stata fondata dopo la seconda guerra mondiale allo scopo di ricostruire le case distrutte durante la deflagrazione bellica. Anche dopo la guerra di Bosnia (1992-1995) la Caritas di Zagabria ha dedicato la sua attività a dare una casa agli emigrati fuggiti a causa della violenza etnica. Il problema coinvolge milioni di case, in particolare quelle di proprietà di persone anziane o famiglie con problemi fisici e/o materiali che non sono in grado di provvedere alla ricostruzione. I volontari IBO collaborano ai progetti della Caritas di Banja Luka dal 2004, con lavori di manovalanza per la ristrutturazione delle case. (IBO Italia)
Prjiedor: Il Progetto Prijedor è presente nell’area della Bosnia nord-occidentale dal 1996, dapprima in forme limitate poi in maniera sempre più stabile, fino al febbraio del 2000 quando - con il costituirsi dell’Agenzia della Democrazia Locale, ADL - il Progetto ha assunto le caratteristiche di un presidio permanente di diplomazia popolare a sostegno del dialogo, riconciliazione e cooperazione decentrata. (Progetto Prijedor - ADL Prijedor)
Sarajevo: Il Progetto Dani Sarajeva (I Giorni di Sarajevo) che si tiene a Belgrado per iniziativa della fondazione YIHR, “Youth Initiative for Human Rights”, è giunto nel 2009 alla sua terza edizione. L'idea dalla quale nasce il progetto è quella di consolidare le relazioni tra giovani provenienti dalla ex Jugoslavia attraverso l'arte. Il periodo dell'anno in cui il festival si tiene, il mese di maggio, ha un significato intrinseco in quanto vuole ricordare l'inizio dell'assedio di Sarajevo nel 1992. Uno degli scopi del festival è quello di favorire un processo di presa di coscienza degli eventi bellici degli anni ’90 e stimolare dibattito sui temi più controversi. (Osservatorio Balcani)
Mostar: Sulla base della consapevolezza che l'istruzione può costituire potente strumento di riconciliazione per le comunità reduci dal conflitto, in particolare della ex – Jugoslavia, oggi impegnate nelle nuove sfide imposte dai cambiamenti culturali e sociali in atto nella regione pan-adriatica, dal 2007 l’UWCAD ha sviluppato il progetto PACE (acronimo per ‘Project Agency Cooperation Education’), nel contesto del Programma UE di Vicinato Adriatico “Interreg-Cards/Phare” ed in collegamento con un ampio numero di partner in Italia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia e Montenegro. L’iniziativa è stata ideata attraverso la cooperazione tra scuole, università, ministeri e ONG della regione adriatica che non avevano ancora una tradizione di lavoro in comune, con l’obiettivo di sostenere l’istruzione quale veicolo per promuovere il rafforzamento istituzionale e strumento di pacificazione post-conflitto per traguardare recupero e consolidamento dell’identità culturale. (Balcani Cooperazione)
Valutazione
La valutazione delle modalità di implementazione della Carovana di Pace nei Balcani è una misura della sostenibilità a lungo termine dell’intervento di ricerca-azione proposto e si presenta “in sé” come un processo complesso. La complessità della valutazione cresce, evidentemente, quando si prova a misurare l’impatto e la sedimentazione di processi interattivi intangibili, attinenti all’ambito della promozione del confronto e della conoscenza inter-culturale, come appunto il processo di trasformazione positiva dei contesti post-conflitto. In un itinerario di tale concezione, anche in considerazione della sua specificità (la ricerca-azione orientata alla trasformazione costruttiva secondo l’impostazione di J. Galtung e P. Patfoort) e della metodologia adottata (interattività/sperimentazione: osservazione partecipante, documentazione audio-visuale e fact finding), processo-chiave diventa quello del potenziamento delle capacità relazionali (capacity building), come strumento in grado di superare le limitazioni all’accesso da parte della comunità, oltre che come istanza della trasformazione sociale. Ovviamente è necessario disporre di indicatori precisi e flessibili per esprimere una valutazione circa sedimentazione, diffusione e trasferibilità dei risultati dell’implementazione:
- disponibilità di una procedura chiara (basata sulla metodologia di ricerca-azione);
- fattibilità (basata sul ciclo “in itinere” nei 10 giorni di Carovana ed “ex-post” di iniziative di diffusione);
- capacità di prendere atto delle trasformazioni complesse (basata sulle istanze di “reciprocità”);
- rispondenza al contesto (basata sull’analisi delle condizioni di trasformazione post-conflitto);
- responsabilità dei costi di applicazione (basata sull’auto-finanziamento da parte del proponente).
Per quanto riguarda il punto 1) la definizione di una serie di attività consecutive di formazione (e.g. presso le scuole) ed informazione (e.g. presso stakeholder di Terzo Settore), in grado di definire un itinerario procedurale, rappresenta un elemento-chiave per il rispetto di tale condizione. La Carovana di Pace nei Balcani svolge quindi un learning role, in entrata (presso i soggetti implementanti) e in uscita (presso le comunità di destinazione) costituendo progetto di ricerca-azione orientato a stimolare nuove prospettive di cambiamento funzionale alla trasformazione dei conflitti micro- e meso- e adattabile ai diversi contesti.
Per quanto riguarda il punto 2), quello relativo alla fattibilità dell’agenda progettuale, esso richiede di tenere conto dei diversi bisogni provenienti dagli stakeholders e dai beneficiari dell’intervento, ma anche di predisporre un calendario delle attività (durante i 10 giorni di Carovana ed al rientro sul territorio provinciale) nonché un processo decisionale aperto e flessibile, anche come fattore di empowerment ed istanza di network-building a livello locale con realtà affini di Terzo Settore.
Per quanto riguarda il punto 3), attinente alla capacità di individuare trasformazioni complesse - intangibili, esso richiede di esplorare interazioni possibili ed influenze reciproche tra i vari elementi della ricerca-azione e le diverse finalità cui esso tende. Non a caso, la Carovana punta a tenere insieme la dimensione della conoscenza trans-comunitaria e inter-culturale quale leva per una cittadinanza universale e quella della formazione degli operatori in loco, quale strumento di capacitazione dei potenziali di pace.
Per quanto riguarda il punto 4) esso rappresenta uno snodo-chiave. La rispondenza ai contesti-obiettivo è resa dalla importanza accordata, sia in fase di definizione sia di articolazione della traccia progettuale, all’analisi di contesto e bisogni, impostate in maniera tale da evidenziare sia le specificità storico-politiche, sia quelle etniche e relazionali, onde rispondere tanto ai bisogni sociali (e.g. il tema dell’accesso in contesti post-conflitto), quanto ai bisogni formativi (e.g. i giacimenti socio-culturali nei nostri territori).
Il monitoraggio del punto 5) coinvolge la responsabilità del soggetto implementante e l’obiettivo di rispondere alla diversificazione degli approcci con un adeguato utilizzo di risorse. In tal senso, l’intero patrimonio documentario prodotto nella Carovana e l’insieme delle attività di sedimentazione sul territorio costituiranno indicatori oggettivi di valutazione del successo dell’azione e vettori di diffusione.
Trasferibilità
La possibilità di una sostenibilità della Carovana a livello locale e di un’efficace moltiplicazione dei risultati (outcomes) e dei prodotti (outputs) di implementazione, viene ricondotta ai seguenti tre fattori:
1) impiego di risorse/capacità disponibili per le competenze impegnate (personale dell’ass. proponente);
2) attivazione di potenziali locali e partecipazione dei beneficiari “target” (condivisione di contesto);
3) adozione di un concerto di buone prassi, orientate alla corretta implementazione della ricerca-azione.
Per buona prassi si intende un esempio di innovazione riuscita, “funzionante” e “funzionale”, trasferibile in altre realtà e rispondente a precisi criteri. Le buone prassi, secondo i cataloghi comunitari, tendono a:
- sviluppare l’efficienza delle strutture potenziando il coordinamento nella fase di implementazione
- migliorare l’erogazione di prodotti/servizi mediante un’adeguata azione di ricaduta locale
- assicurare l’integrazione tra funzioni e fornire la base per la cooperazione/rete tra gli stakeholder
- fornire link cittadini/strutture e sviluppare connessioni (ricerca-azione e conflict management)
Intendendo la Carovana applicare “buone prassi” da trasferire sul territorio provinciale di Napoli, i criteri di valutazione rispondono a :
1) motivazione dell’intervento (ricerca-azione: conoscenza funzionale alla trasformazione del conflitto)
2) numerosità delle unità coinvolte (6 unità dell’Associazione “Operatori di Pace – Campania” ONLUS e 4 corsisti A.C.H.I.E.V.E. - corso di formazione alla gestione dei conflitti - finanziato dal CSV Napoli, con competenze sociologiche, antropologico-culturali e di mediazione culturale),
3) contributo ai processi di riforma (la ricerca-azione come vettore di sensibilizzazione/trasformazione),
4) miglioramento nel rapporto con il pubblico (azione di educazione alla pace e alla mondialità),
5) modalità di pubblicizzazione e diffusione dei risultati (pubblicazioni, mostre e conferenze),
6) modalità di integrazione con la struttura esistente (interlocuzione sociale- istituzionale).
Quanto alla trasferibilità dei risultati, ci si attiene ai seguenti orientamenti generali di trasferibilità.
Criteri generali
a) trasferibilità dei risultati ad altri settori attraverso la raccolta di un’ampia gamma di esperienze relative alla tematica in oggetto (progetti orientati al confidence building in Serbia, Bosnia, Croazia)
b) impostazione metodologica basata su: individuazione di buone prassi, definizione di linee-guida ed approntamento di cataloghi capaci di raccogliere specificità coerenti con l’elaborazione di standard (documentazione e trasferimento, a partire dal fact finding)
c) incremento della trasferibilità indirizzando l’insieme del materiale ad enti interessati e Terzo Settore.
Criteri specifici
a. Realizzazione di occasioni locali (seminari, conferenze e focus group) di presentazione dei risultati. Indicatori: numero dei seminari, partecipazione di soggetti sociali, coinvolgimento delle istituzioni.
b. Realizzazione, a partire dall’esperienza di confronto maturata all’interno dei seminari, di esperienze di scambio sui singoli progetti di solidarietà internazionale e sulle diverse modalità di attivazione di strategie di confidence building, con specifico riferimento alla trasformazione post-conflitto nei contesti-obiettivo. Indicatori: numero e localizzazione delle esperienze di scambio.
c. Realizzazione di materiali formativi/informativi. Indicatori: esistenza, numerosità e diffusione dei materiali.
Criterio retro-agente di trasferibilità è l’adozione di un approccio metodologico basato sull’analisi SWOT (Strengths Weaknesses Opportunities Threats), applicabile sia come elemento di garanzia qualitativa “del” progetto, sia come elemento di certificazione di qualità “sul” progetto. Esso consiste in una procedura che rende sistematiche e fruibili le informazioni raccolte, contribuendo alla definizione di strategie di intervento (ricerca - azione).
La Carovana di Pace nei Balcani prevede attività trasferibili in quanto: valuta la consistenza delle tematiche main-streaming; consente di attivare ricerche qualitative e quantitative con elaborazione dati “leggibile”; prevede l’elaborazione di un pacchetto di diffusione di carattere formativo/informativo (documentazione); inoltre: individua una serie di azioni riproducibili sia nella loro totalità (metodologia) sia nelle loro singole componenti (valutazione di impatto, costruzione di legame, coinvolgimento del personale). Attiva inoltre una modalità di cooperazione tra soggetti istituzionali e sociali (a partire dalla associazione proponente “Operatori di Pace – Campania” ONLUS), in cui l’elemento di “rete”, da sviluppare in sinergia con altri attori sociali della trasformazione dei conflitti, resta riproducibile in ulteriori realtà locali, in forza delle sue caratteristiche di capillarità. La creazione di rete e il rapporto orizzontale/territoriale costituisce un eccellente diffusore di esperienze. Infine, i prodotti elaborati nel progetto (il pacchetto documentale e la ricerca audio-visuale) sono trasferibili mediante utilizzazione delle tecnologie della comunicazione (a partire dal sito dell’associazione: www.operatoripacecampania.it).
Coerentemente con l’obiettivo di realizzare un programma di qualità (certificazione funzionale alla trasferibilità) la Carovana segue il criterio di pianificazione cosiddetto PDCA (Plan-Do-Check-Act) per garantire: a) coerenza b) efficacia c) pertinenza e) fattibilità f) sostenibilità
Tale indicazione resta decisiva nell’ambito della Carovana di Pace nei Balcani: concorre ad arricchirne il contenuto ed attribuisce un’importante funzione pratico-operativa alla ricerca-azione di pace, non solo sostanziandola dei contenuti della ricerca-azione orientata alla trasformazione sociale, ma soprattutto individuando proprio nella ricerca socio-culturale un terreno privilegiato, per quanto non esclusivo, di attivazione dei potenziali di pace nei contesti-obiettivo, consentendo a pieno titolo la sua iscrizione nel quadro strategico del confidence building quale strategia per la trasformazione costruttiva dei conflitti in ambito non solo internazionale ed etno-politico (proprio del progetto) ma anche locale e di comunità.