Progetto: "Corpi Civili di Pace in Kosovo"


Oggetto

"Corpi Civili di Pace in Kosovo" e' un progetto di formazione/auto-formazione e di promozione e scambio di buone pratiche e lezioni acquisite tra realta' di societa' civile di pace italiane, specificamente napoletane, e kosovare, funzionale allo scambio di conoscenze ed esperienze nel lavoro di ri-costruzione della fiducia e di trasformazione del conflitto teso alla ri-conciliazione tra le comunita' serba, albanese e Rom nella specifica situazione del Kosovo post-conflittuale e nell'odierna congiuntura che vede la regione auto-proclamatasi indipendente ed esposta a profonde contraddizioni di ordine sociale e istituzionale, nonche' alle gravi conseguenze ereditate dalla vicenda del conflitto serbo-kosovaro del 1999-2000. In tal senso, alla luce della situazione di contesto e della configurazione dei bisogni locali, specie in termini di empowerment dei soggetti marginali e periferici, o piu' colpiti ed esposti alle conseguenze del conflitto, di ri-avvicinamento e ri-costruzione della fiducia tra le comunita' etniche costituenti e vittime della guerra e di trasformazione nonviolenta del conflitto e promozione della pace, il progetto intende realizzare un percorso in peer-to-peer nella direzione della costituzione, in linea con gli orientamenti europei sanciti nella Risoluzione del Parlamento Europeo 10/02/1999 R4-0047/1999 in ordine alla costituzione dei Corpi Civili di Pace quali attori civili professionali disarmati per la prevenzione della violenza, collocando in tal senso il Comune di Napoli tra gli Enti Locali pilota nella sperimentazione di Corpi Civili di Pace in Italia.


Obiettivi


a. Obiettivo Generale

In linea con la ricognizione preliminare, l'analisi di contesto, scenario e bisogni, e la rilevazione delle implementazioni pre-esistenti di societa' civile di pace in loco, il progetto si pone l'obiettivo generale di concorrere alla maturazione di una coscienza civica solidale, mutualistica e nonviolenta che consenta ai cittadini del Kosovo post-conflitto, appartenenti a tutte le etnie interessate nelle aree di implementazione (serbi, albanesi e Rom, nonche' le diverse minoranze) di rendersi attori protagonisti della propria costruzione sociale. Cio' significa, nell'implementazione dell'obiettivo generale in termini di obiettivo operativo, sviluppare strategia, azioni e misure di formazione ed auto-formazione volte alla trasformazione positiva del conflitto nella direzione della costituzione dei Corpi Civili di Pace quali attori civili locali, non armati e nonviolenti, della ricostruzione della fiducia (confidence building) e della prevenzione dell'escalazione violenta (conflict prevention), sulla base dell'individuazione dei bisogni comuni e della ricerca di soluzioni di "mutuo beneficio" (win-win).

b. Obiettivi Specifici

Gli obiettivi specifici di implementazione corrispondono alle aree da sviluppare, nel lavoro di formazione/auto-formazione alla trasformazione del conflitto kosovaro, individuate tra quelle in cui si concentra la maggiore attesa rispetto al miglioramento della condizione di vita generale nell'ottica della ri-composizione sociale ed in cui si definiscono i piu' diffusi problemi comuni ad entrambe le parti in conflitto, su cui e' necessario promuovere, attraverso un lavoro di mediazione, formazione e facilitazione insieme coi partner locali, opzioni di risoluzione condivisa. Si tratta di lavorare per i seguenti obiettivi specifici:

b.1 Riconciliazione

Si intende favorire una "ri-elaborazione possibile" delle sofferenze subite durante la guerra da tutte le parti coinvolte, una ri-configurazione minima del percorso storico-sociale del conflitto locale, l'individuazione di alcuni prevalenti obiettivi sovra-ordinati che, da una parte, siano in grado di far emergere la retro-azione di condizioni psico-sociali profonde, da un'altra parte, siano in grado di traguardare la dimensione del meta-conflitto che ha alimentato la spirale della violenza e che, infine, rendano auspicabile la collaborazione tra le comunita' interessate, attraverso un lavoro di elaborazione della catena lutto - colpa - trauma, di formazione all'analisi del conflitto, all'approccio alla nonviolenza quale opzione di superamento, trasformazione e ri-conciliazione ed all'appropriazione del problem solving strategico quale ipotesi di facilitazione condivisa e di mutuo beneficio (win-win).

b.2 Sviluppo

Si intende favorire la partecipazione popolare presso le comunita' di destinazione ad attivita'-base di programmazione economica (definizione delle priorita' economiche, valutazione dei costi - benefici - risultati e definizione degli orientamenti della produzione a livello locale) nella direzione del miglioramento delle condizioni generali di esistenza nelle zone di implementazione. Tale obiettivo specifico e' in linea con le raccomandazioni internazionali che mirano a collegare "pace positiva" e "giustizia sociale", sollecitando gli attori di pace a lavorare per il miglioramento del benessere sociale e delle condizioni materiali di esistenza, quale leva fondamentale di consolidamento della pace nella liberta' (dalla paura e dal bisogno) e nella giustizia (personale e sociale).

b.3 Nonviolenza

Si tratta di favorire, da una parte, la presa di responsabilita' da parte dei cittadini kosovari riguardo al destino del territorio e, dall'altra, la presa di coscienza contro meccanismi corruttivo/segregativi in ambito civile, sociale ed economico che rendono vano qualsiasi sforzo per far decollare la societa' civile kosovara ed inibiscono ogni opzione reale di ri-conciliazione, agendo soprattutto sulla leva della sensibilizzazione (promozione sociale) e della formazione/auto-formazione (facilitazione di processo di sviluppo) mediata dai facilitatori internazionali e co-implementata dagli attori locali (nell'ottica della formazione di personale locale di Corpi Civili di Pace e della auto-formazione di personale e-spatriato per ulteriori Interventi Civili di Pace), quali attori di contrasto di culture/pratiche di violenza inter-comunitaria e di maturazione di opzioni di "pace positiva" ("pace con giustizia").


Criteri operativi


Non partigianeria

Il progetto segue un criterio di non-partigianeria (non-partizanship) in riferimento all'elaborazione compiuta da NP (Nonviolent Peaceforce), PBI (Peace Brigades International) e SFCG (Search for Common Ground), in base a un approccio equi-vicino in quanto lavora per ri-equilibrare il conflitto con entrambe le parti, sulla base del principio della distinzione delle persone dai problemi ("accogliendo" le persone ed "affrontando" i problemi) in modo che la parte piu' debole abbia la capacita' di trattare alla pari con l'altra ed in modo che insieme si possano affrontare i problemi comuni al fine di pervenire a soluzioni condivise. L'approccio non-partigiano comporta una condotta operativa di equi - vicinanza in termini di prossimita' non-discriminante e di ascolto della sofferenza di ciascuno/a, pur con il non-assorbimento necessario a giudicare obiettivamente ogni violazione dei diritti umani di cui si sia testimoni. Dal punto di vista operativo, nell'ambito del contesto d'implementazione, l'equi-vicinanza si sviluppa attraverso una serie di pratiche progettuali, tra cui: equipe bilanciate dal punto di vista etno-comunitario e formate/auto-formate per non "collassare" sul conflitto o sul meta-conflitto e per portare avanti un lavoro positivo onde sviluppare soluzioni win-win.

Empatia

Il progetto segue il criterio operativo e relazionale dell'ascolto attivo e messaggio-io, che si sviluppa mediante approfondimento della capacita' di ascolto delle istanze da parte degli operatori di progetto e si articola in rapporti di scambio presso i soggetti beneficiari, incontri con autorita' locali ed incontri pubblici con gruppi locali di rilevanti stakeholders (giovani, donne, anziani, produttori, facilitatori locali), per raccogliere le istanze in ordine alla maturazione di una coscienza condivisa per il superamento del conflitto, a partire dalle aree-chiave in oggetto (pace, liberta', sviluppo) e dal mandato normativo in azione (promozione sociale basata sui diritti umani). Alla base del contatto empatico stanno la conoscenza diretta e le reti relazionali, da costruire tramite i partner locali e mediante un'attivita' "identificativa" del progetto e dell'equipe. Si fa riferimento, per il carattere strategico - relazionale di questo approccio, alla piattaforma GPPAC (Global Partnership for Prevention of Armed Conflict): Why/When to Use Media for Conflict Prevention/Peacebuilding. Il presupposto di questo contenuto psico-relazionale consiste nel considerare la persona come una "complessita'" in tutta la sua "umanita'", della quale valutare non solo il contenuto intellettivo/cognitivo ma anche quello interiore/relazionale, al fine di ristabilire legami sociali, processo tanto piu' necessario in contesti di conflitto.

Nonviolenza

Il progetto si ispira alla strategia della trasformazione costruttiva del conflitto che ha come pre-supposto l'orientamento alla nonviolenza, attraverso il dialogo come capacita' di promuovere relazione; la relazione come vettore di ri-conoscimento dell'altro e di accoglimento delle sue istanze; la mediazione come orientamento al superamento delle divergenze verso un piano di confronto reciprocamente accettabile; la capacita' di focalizzare il problema, analizzandolo nel quadro di contesto e separandolo dalle persone che lo esprimono; l'adozione dell'approccio costruttivo, rendendo coerente il mezzo con il fine che si intende perseguire e la logica del "vincere entrambi" ovvero della soluzione di "mutuo beneficio". Tale percorso si sviluppa nella fase formativa di preparazione del personale espatriato e locale nella prospettiva dei Corpi Civili di Pace, secondo un'impostazione laboratoriale, con esempi pratici, casi di studio e simulazioni concrete. Il progetto opera secondo una modalita' orizzontale "integrativa", in virtu' della quale una controversia non si risolve necessariamente con una vittoria o una sconfitta (prendere/lasciare) bensi immaginando soluzioni creative (vincere entrambi) in modo che ciascuna delle parti possa sentirsi soddisfatta dell'esito.


Azioni


Le azioni di progetto constano delle seguenti aree:

Riconciliazione: Lavoro combinato di una equipe etnicamente mista orientata alla pace, con l'idea di formare facilitatori locali incaricati di portare avanti il processo e di diffondere la cultura e la prassi della mitigazione del conflitto (TFF) e di una possibile articolazione di gruppi di lavoro (radna grupa - grup pune) etnicamente misti e orientati alla pace, che possano operare per ri-attivare la fiducia complessiva tra le comunita' kosovare e nel quadro della trasformazione nonviolenta degli interventi civili di pace.

Sviluppo: Lavoro di individuazione di percorsi di sviluppo sociale territoriale orientato alla ri-conciliazione, nello schema della cooperazione allo sviluppo conflict sensitive e nel quadro della cooperazione territoriale, tra citta' e territori, in prima fila l'attivazione del Comune di Napoli, pre-figurando la formulazione di un documento di Programmazione Popolare di Pace (PPP) che costituisca parte integrante del percorso di ri-avvicinamento, ri-composizione e ri-conciliazione complessivo.

Nonviolenza: Lavoro di mitigazione del conflitto in ambito locale, con specifico riferimento ad azioni quali l'interposizione nonviolenta, la costruzione della fiducia e la facilitazione all'accesso, sulla base dello sviluppo di equipe locali etnicamente miste ed orientate alla pace quali CCP con compiti di inibizione della violenza, contrasto alla ri-escalazione e trasformazione del conflitto.


Attivita'

Gli obiettivi operativi di progetto identificano istanze, esigenze e bisogni diversi che possono emergere dai focal points verso cui si vuole far convergere la facilitazione, essendo lo scambio internazionale proposto dal progetto finalizzato alla proiezione internazionale del Comune di Napoli su un area di rilevante interesse strategico quale l'attivazione di Corpi Civili di Pace e la formazione mirata in vista di CCP locali. La sequenza delle attivita' nucleari corrispondenti agli obiettivi operativi di progetto serve a distinguere le diverse modalita' con cui gestire i percorsi che la sequenza di attivita' nucleari puo' costituire in relazione alla scansione dell'implementazione e per il conseguimento degli obiettivi dello scambio.

a. Riconciliazione

Analisi del conflitto, in forma comparativa con altri conflitti e nella specificita' rappresentata dal proprio conflitto, con formazione alle tecniche di gestione, mitigazione e trasformazione del conflitto anche attraverso individuazione degli obiettivi sovra-ordinati, esplicitazione delle motivazioni retro-agenti e della spirale innescata dal meta-conflitto e possibili iniziative nonviolente orientate alla ri-conciliazione. Inizio condiviso del lavoro sulla proposta di ri-conciliazione nella prospettiva di azione di CCP locali.

b. Sviluppo

Individuazione di esperti su temi dello sviluppo partecipato di ambito locale. Analisi dei problemi e delle proposte, rendendo pubblico, compatibilmente con le condizioni di contesto e la disponibilita' degli attori, il processo per lo sviluppo sociale/territoriale partecipato. Caratterizzazione di massima del documento finale di Programmazione Popolare di Pace (PPP) quale parte integrante del percorso di ri-avvicinamento, ri-composizione e ri-conciliazione.

c. Nonviolenza

Analisi dei problemi legati all'insorgenza violenta di carattere locale, in quanto legata alla retro-azione del conflitto e in quanto connessa alla fenomenologia della criminalita' organizzata locale. Individuazione di forme di azione civile nonviolenta per il contrasto della violenza e quale modo di implementazione di strategie di protezione, tutela, monitoraggio, interposizione e accompagnamento. Implementazione delle azioni civili di pace proprie dei costituendi Corpi Civili di Pace quali attori di pace, non armati e nonviolenti, per la trasformazione del conflitto e la prevenzione dell'escalazione.


Sostenibilita'

La sostenibilita' dell'azione progettuale e' garantita dalla capacita' di implementare l'azione in loco senza alimentare meccanismi di dipendenza dall'intervento esterno e mediante partecipazione in co-implementazione dei partner di progetto. Cio' dipende essenzialmente dai seguenti tre fattori: impiego di risorse disponibili a livello locale, sia quanto alla strumentazione messa a disposizione, sia alle competenze impiegate, e adeguata preparazione dell'equipe espatriata alle condizioni locali; attivazione di potenziali locali e coinvolgimento diretto del personale in loco, senza introdurre contenuti non immediatamente fruibili dai destinatari e senza imporre metodologie e pratiche aliene; adozione di un sistema di "buone prassi" orientate alla corretta implementazione dell'attivita' progettuale, alla facilitazione della partecipazione dei destinatari e degli stakeholders individuati.