"Corpi Civili di Pace in Kosovo" e' un progetto di formazione/auto-formazione e di scambio di buone pratiche e lezioni acquisite tra realta' di societa' civile di pace italiane, specificamente napoletane, e kosovare, funzionale allo scambio di conoscenze ed esperienze nel lavoro di ri-costruzione della fiducia e di trasformazione del conflitto teso alla ri-conciliazione tra le comunita' serba, albanese e Rom nella specifica situazione del Kosovo post-conflittuale e nell'odierna congiuntura che vede la regione auto-proclamatasi indipendente ed esposta a profonde contraddizioni di ordine sociale e istituzionale, nonche' alle gravi conseguenze ereditate dalla vicenda del conflitto serbo-kosovaro del 1999-2000. In tal senso, alla luce della situazione di contesto e della configurazione dei bisogni locali, specie in termini di empowerment dei soggetti marginali e periferici, o piu' colpiti ed esposti alle conseguenze del conflitto, di ri-avvicinamento e ri-costruzione della fiducia tra le comunita' etniche costituenti e vittime della guerra e di trasformazione nonviolenta del conflitto e promozione attiva della pace, il progetto intende realizzare un percorso in peer-to-peer nella direzione della costituzione, in linea con gli orientamenti europei sanciti nella Risoluzione del Parlamento Europeo 10/02/1999 R4-0047/1999 in ordine alla costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo e nello "Studio di Fattibilita'" della Commissione Europea del maggio 2006 sugli ECPC, dei Corpi Civili di Pace quali attori civili disarmati per la prevenzione della violenza, collocando in tal senso il Comune di Napoli tra gli Enti Locali pilota nella sperimentazione di CCP in Italia e all'estero.
L'odierna situazione del Kosovo e' estremamente problematica. Non solo l'eredita' del conflitto serbo-kosovaro del 1999-2000 e' piu' viva che mai, in termini di separazione inter-comunitaria e di assenza della fiducia reciproca, ma soprattutto, come si e' visto nel marzo 2004, rimane molto alta la tensione e il clima di contrapposizione, come dimostrano gli scontri armati in corso dal Luglio al Novembre 2011 in ordine al controllo dei punti di transito con la Serbia Centrale di Brnjak e Jarinje. Per quanto la comunita' internazionale, sia nella fase della erogazione dell'aiuto umanitario, sia in quella della ricerca delle possibili soluzioni istituzionali, abbia posto al centro della propria agenda la "questione Kosovo", le soluzioni prospettate appaiono ancora di difficile attuazione e non hanno contribuito a promuovere il clima di fiducia tra gli attori locali e nei riguardi della comunita' internazionale stessa. Il compito delle forze di societa' civile e degli stakeholders socio-culturali, in cooperazione con gli attori locali e in sinergia con le istituzioni internazionali, e' oggi piu' che mai quello di promuovere la costruzione di rapporti sociali positivi, di facilitare un processo di effettiva mitigazione del conflitto in chiave nonviolenta e di sviluppare un approccio alla soluzione condivisa dei numerosi problemi comuni avvertiti dai cittadini kosovari. Il progetto punta pertanto a verificare le condizioni di fattibilita' per l'insediamento di CCP locali in chiave formativa ed auto-formativa del personale locale e del personale espatriato, interrogare le pre-esistenze progettuali in loco facenti capo alle strutture vigenti e innovare le misure di ri-conciliazione al fine di rinforzare i vettori di pace (peace-constituencies), per superare i pregiudizi reciproci, costruire fiducia tra persone di ogni eta' dei vari gruppi etnici, formare formatori al dialogo e alla ri-conciliazione, al fine di sviluppare un processo preliminare all'insediamento di CCP locali per la trasformazione positiva del conflitto coerente con il mandato della TFF (Transnational Foundation for Peace & Future Research, Svezia) alla mitigazione del conflitto. L'innovazione, che punta alla creazione di veri e propri Corpi Civili di Pace a livello locale, intende lavorare con gli attori di pace locali alla individuazione dei cosiddetti "obiettivi sovra-ordinati", comuni alle parti in conflitto, che si possono conseguire solo con lavoro cooperativo di scambio, partenariato e formazione/auto-formazione, con il compito di sviluppare una cultura/pratica di reciprocita', quale istanza per la trasformazione del conflitto.
In linea con la ricognizione preliminare, l'analisi di contesto, scenario e bisogni, e la rilevazione delle implementazioni pre-esistenti di societa' civile di pace in loco, il progetto si pone l'obiettivo generale di concorrere alla maturazione di una coscienza civica solidale, mutualistica e nonviolenta che consenta ai cittadini del Kosovo post-conflitto, appartenenti a tutte le etnie interessate nelle aree di implementazione (serbi, albanesi e Rom, nonche' le diverse minoranze) di rendersi attori protagonisti della propria costruzione sociale. Cio' significa, nell'implementazione dell'obiettivo generale in termini di obiettivo operativo, sviluppare strategia, azioni e misure di formazione ed auto-formazione (del personale locale e del personale espatriato nel lavoro di promozione dei diritti umani nell'ambito della cooperazione internazionale) volte alla trasformazione positiva del conflitto nella direzione della costituzione dei Corpi Civili di Pace quali attori civili locali, non armati e nonviolenti, della ricostruzione della fiducia (confidence building) e della prevenzione dell'escalazione violenta (conflict prevention), sulla base dell'individuazione dei bisogni comuni e della ricerca di soluzioni di "mutuo beneficio" (win-win).
Gli obiettivi specifici di implementazione corrispondono alle aree da sviluppare, nel lavoro di formazione/auto-formazione alla trasformazione del conflitto kosovaro, individuate tra quelle in cui si concentra la maggiore attesa rispetto al miglioramento della condizione di vita generale nell'ottica della ri-composizione sociale ed in cui si definiscono i piu' diffusi problemi comuni ad entrambe le parti in conflitto, su cui e' necessario promuovere, attraverso un lavoro di mediazione, formazione e facilitazione coi partner locali, opzioni di risoluzione condivisa. Si tratta di lavorare per i seguenti obiettivi specifici:
Si intende favorire una "ri-elaborazione possibile" delle sofferenze subite durante la guerra da tutte le parti coinvolte, una ri-configurazione minima del percorso storico-sociale del conflitto locale, l'individuazione di alcuni prevalenti obiettivi sovra-ordinati che, da una parte, siano in grado di far emergere la retro-azione di condizioni psico-sociali profonde, da un'altra parte, siano in grado di traguardare la dimensione del meta-conflitto che ha alimentato la spirale della violenza e che, infine, rendano auspicabile la collaborazione tra le comunita' interessate, attraverso un lavoro di elaborazione della catena lutto - colpa - trauma, di formazione all'analisi del conflitto, all'approccio alla nonviolenza quale opzione di superamento, trasformazione e ri-conciliazione ed all'appropriazione del problem solving strategico quale ipotesi di facilitazione condivisa e di mutuo beneficio (win-win).
Si intende favorire la partecipazione popolare presso le comunita' di destinazione ad attivita'-base di programmazione economica (definizione delle priorita' economiche, valutazione dei costi - benefici - risultati e definizione degli orientamenti della produzione a livello locale) nella direzione del miglioramento delle condizioni generali di esistenza nelle zone di implementazione. Tale obiettivo specifico e' in linea con le raccomandazioni internazionali che mirano a collegare "pace positiva" e "giustizia sociale", come sancito dal Preambolo dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale sollecitando gli attori di pace a lavorare per il miglioramento del benessere sociale e delle condizioni materiali di esistenza, quale leva fondamentale di consolidamento della pace nella liberta' (dalla paura e dal bisogno) e nella giustizia (personale e sociale).
Si tratta di favorire, da una parte, la presa di responsabilita' da parte dei cittadini kosovari riguardo al destino del territorio e, dall'altra, la presa di coscienza contro meccanismi corruttivo/segregativi in ambito civile, sociale ed economico che rendono vano qualsiasi sforzo per far decollare la societa' civile kosovara ed inibiscono ogni opzione reale di ri-conciliazione, agendo soprattutto sulla leva della sensibilizzazione (promozione sociale) e della formazione/auto-formazione (facilitazione di processo di sviluppo) mediata dai facilitatori internazionali e co-implementata dagli attori locali (nell'ottica della formazione di personale locale di Corpi Civili di Pace e della auto-formazione di personale e-spatriato per ulteriori Interventi Civili di Pace), quali attori di contrasto di culture/pratiche di violenza inter-comunitaria e di maturazione di opzioni di "pace positiva" ("pace con giustizia").
Il progetto segue un criterio di non-partigianeria (non-partizanship) in riferimento all'elaborazione compiuta da NP (Nonviolent Peaceforce), PBI (Peace Brigades International) e SFCG (Search for Common Ground), in base a un approccio equi-vicino in quanto lavora per ri-equilibrare il conflitto con entrambe le parti, sulla base del principio della distinzione delle persone dai problemi ("accogliendo" le persone ed "affrontando" i problemi) in modo che la parte piu' debole abbia la capacita' di trattare alla pari con l'altra ed in modo che insieme si possano affrontare i problemi comuni al fine di pervenire a soluzioni condivise. L'approccio non-partigiano comporta una condotta operativa di equi - vicinanza in termini di prossimita' non-discriminante e di ascolto della sofferenza di ciascuno/a, pur con il non-assorbimento necessario a giudicare obiettivamente ogni violazione dei diritti umani di cui si sia testimoni. Dal punto di vista operativo, nell'ambito del contesto d'implementazione, l'equi-vicinanza si sviluppa attraverso una serie di pratiche progettuali, tra cui: equipe bilanciate dal punto di vista etno-comunitario e formate/auto-formate per non "collassare" sul conflitto interno o sul meta-conflitto e per portare avanti un lavoro di aggregazione esterna su istanze condivise, onde sviluppare soluzioni win-win.
Il progetto segue il criterio operativo e relazionale dell'ascolto attivo e messaggio-io, che si sviluppa mediante approfondimento della capacita' di ascolto delle istanze da parte degli operatori di progetto e si articola in rapporti di scambio presso i soggetti beneficiari, incontri con autorita' locali ed incontri pubblici con gruppi locali di rilevanti stakeholders (giovani, donne, anziani, produttori, facilitatori locali), per raccogliere le istanze in ordine alla maturazione di una coscienza condivisa per il superamento del conflitto, a partire dalle aree-chiave in oggetto (pace, liberta', sviluppo) e dal mandato normativo in azione (promozione sociale basata sui diritti umani). Alla base del contatto empatico stanno la conoscenza diretta e le reti relazionali, da costruire tramite i partner locali e mediante un'attivita' "identificativa" del progetto e dell'equipe. Si fa riferimento, per il carattere strategico - relazionale di questo approccio, alla piattaforma GPPAC (Global Partnership for Prevention of Armed Conflict): Why/When to Use Media for Conflict Prevention/Peacebuilding. Il carattere umanistico e motivazionale di questo processo e' rafforzato dal contributo del messaggio-io che consente di sbloccare negli individui le energie positive attraverso un lavoro sulle emozioni. Il presupposto di questo contenuto psico-relazionale consiste nel considerare la persona come una "complessita'" in tutta la sua "umanita'", della quale valutare non solo il contenuto intellettivo/cognitivo ma anche quello interiore/ relazionale, al fine di ristabilire legami sociali, processo tanto piu' difficile e necessario in contesti attraversati da conflitti e in soggetti piu' esposti.
Il progetto si ispira alla strategia della trasformazione costruttiva del conflitto che ha come pre-supposto l'orientamento alla nonviolenza, attraverso il dialogo come capacita' di promuovere relazione; la relazione come vettore di ri-conoscimento dell'altro e di accoglimento delle sue istanze; la mediazione come orientamento al superamento delle divergenze verso un piano di confronto reciprocamente accettabile; la capacita' di focalizzare il problema, analizzandolo nel quadro di contesto e separandolo dalle persone che lo esprimono; l'adozione dell'approccio costruttivo, rendendo coerente il mezzo con il fine che si intende perseguire e la logica del "vincere entrambi" ovvero della soluzione di "mutuo beneficio". Tale percorso si sviluppa nella fase formativa di preparazione del personale espatriato e locale nella prospettiva dei Corpi Civili di Pace, secondo un'impostazione laboratoriale, con esempi pratici, casi di studio e simulazioni concrete al cui interno dovranno essere gli stessi beneficiari a sperimentare le modalita' di relazione e di confronto piu' adeguate. Il progetto opera secondo una modalita' orizzontale "integrativa", in virtu' della quale una controversia non si risolve necessariamente con una vittoria o una sconfitta (prendere/lasciare) bensi immaginando soluzioni creative (vincere entrambi) in modo che ciascuna delle parti possa sentirsi soddisfatta dell'esito raggiunto.
Il metodo di lavoro consiste nella pre-disposizione di percorsi umanistici e relazionali capaci di promuovere, attraverso la formazione e lo scambio, la collaborazione tra persone su istanze specifiche. Il personale locale/espatriato affronta un percorso formativo e si pre-dispone all'azione nonviolenta sperimentando pratiche di trasformazione costruttiva del conflitto in linea con la strategia della mitigazione del conflitto (TFF) e in direzione della costituzione di Corpi Civili di Pace locali. Il metodo di gestione dei gruppi e' di tipo maieutico, in quanto mirato a far emergere un'iniziativa autonoma da parte dei destinatari. Il metodo maieutico trova ispirazione nella strategia adottata da Danilo Dolci nel suo lavoro di sviluppo nonviolento, che a sua volta scaturisce dal presupposto per cui nessun cambiamento effettivo e' conseguibile senza la partecipazione diretta dei soggetti interessati. Tale istanza metodologica di "adesione decisionale", quale fattore di promozione del processo sociale e della ri-composizione civile nell'ambito della strategia post-conflitto, si ispira al modello teorico-pratico di Susan Podziba, intende attivare processi deliberativi costruttivi, quale modalita' per fare emergere gli interessi e le istanze delle persone, corredando tali istanze di una valenza costruttiva di ricerca del bene comune e della soluzione condivisa. Il percorso di facilitazione all'azione di trasformazione del conflitto, di inibizione della violenza e di facilitazione di istanze di ri-composizione si ispira alla strategia dell'intervento civile di pace e si sviluppa sulla base delle esperienze retro-agenti di inter-posizione nonviolenta, costruzione della fiducia e facilitazione all'accesso, nel senso della maturazione di percorsi di accesso, tutela ed auto-determinazione dei soggetti maggiormente esposti, beneficiari delle azioni progettuali. Il percorso di formazione e' sia di carattere psicologico-relazionale sia di carattere economico-sociale, intendendo indagare ambedue gli ambiti propri della "educazione alla pace" in senso scientifico, studiando non solo il conflitto nelle sue diverse articolazioni, ma anche la costruzione della pace attraverso soluzioni creative di carattere costruttivo, mettendo a frutto l'esperienza del personale italiano e il back-ground del personale locale, con specifico riferimento alle piu' avanzate esperienze professionali che hanno visto protagonista anche la Regione Campania e la Citta' di Napoli ed istanze di societa' civile campana e partenopea.
6.1 Riconciliazione: Lavoro combinato di una equipe etnicamente mista orientata alla pace, con l'idea di formare facilitatori locali incaricati di portare avanti il processo e di diffondere la cultura e la prassi della mitigazione del conflitto (TFF) e di una possibile articolazione di gruppi di lavoro (radna grupa - grup pune) etnicamente misti e orientati alla pace, che possano operare per ri-attivare la fiducia complessiva tra le comunita' kosovare e nel quadro della trasformazione nonviolenta degli interventi civili di pace.
6.2 Sviluppo: Lavoro di individuazione di percorsi di sviluppo sociale territoriale orientato alla ri-conciliazione, nello schema della cooperazione allo sviluppo conflict sensitive e nel quadro della cooperazione territoriale, tra citta' e territori, in prima fila l'attivazione del Comune di Napoli, pre-figurando la formulazione di un documento di Programmazione Popolare di Pace (PPP) che costituisca parte integrante del percorso di ri-avvicinamento, ri-composizione e ri-conciliazione complessivo.
6.3 Nonviolenza: Lavoro di mitigazione del conflitto in ambito locale, con specifico riferimento ad azioni quali l'interposizione nonviolenta, la costruzione della fiducia e la facilitazione all'accesso, sulla base dello sviluppo di equipe locali etnicamente miste ed orientate alla pace quali CCP con compiti di inibizione della violenza, contrasto alla ri-escalazione e trasformazione del conflitto.
Individuazione preliminare delle aree piu' significative ai fini della implementazione in relazione alle pre-esistenze locali (Mitrovica/Mitrovice, Pec/Peja e Pristina/Prishtine) ma anche la pre-disposizione del personale espatriato e della equipe locale, a composizione etnica mista e accertata propensione al lavoro di pace, sulla base di determinate caratteristiche salienti (competenza linguistica; disponibilita' a lavorare in contesto multi-etnico; propensione al lavoro di piccolo e grande gruppo; effettiva disponibilita' al lavoro di pace ed ai fini del percorso della ri-conciliazione). La fase preliminare prevede uno start-up in loco.
Gli obiettivi operativi di progetto identificano istanze, esigenze e bisogni diversi che possono emergere dai focal points verso cui si vuole far convergere la facilitazione, essendo lo scambio internazionale proposto dal progetto finalizzato alla proiezione internazionale del Comune di Napoli su un area di rilevante interesse strategico quale l'attivazione di Corpi Civili di Pace e la formazione mirata in vista di CCP locali. La sequenza delle attivita' nucleari corrispondenti agli obiettivi operativi di progetto serve a distinguere le diverse modalita' con cui gestire i percorsi che la sequenza di attivita' nucleari puo' costituire in relazione alla scansione dell'implementazione e per il conseguimento degli obiettivi dello scambio.
a. Riconciliazione
Analisi del conflitto, in forma comparativa con altri conflitti e nella specificita' rappresentata dal proprio conflitto, con formazione alle tecniche di gestione, mitigazione e trasformazione del conflitto anche attraverso individuazione degli obiettivi sovra-ordinati, esplicitazione delle motivazioni retro-agenti e della spirale innescata dal meta-conflitto e possibili iniziative nonviolente orientate alla ri-conciliazione. Inizio condiviso del lavoro sulla proposta di ri-conciliazione nella prospettiva di azione di CCP locali.
b. Sviluppo
Individuazione di esperti su temi dello sviluppo partecipato di ambito locale con coinvolgimento e partecipazione diretta ed effettiva di personale individuato con il concorso del Comune di Napoli. Analisi dei problemi e delle proposte, rendendo pubblico, compatibilmente con le condizioni di contesto e la disponibilita' degli attori, il processo per lo sviluppo sociale/territoriale partecipato. Caratterizzazione di massima del documento finale di Programmazione Popolare di Pace (PPP) quale parte integrante del percorso di ri-avvicinamento, ri-composizione e ri-conciliazione complessivo.
c. Nonviolenza
Analisi dei problemi legati all'insorgenza violenta di carattere locale, in quanto legata alla retro-azione del conflitto e in quanto connessa alla fenomenologia della criminalita' organizzata locale. Individuazione di forme di azione civile nonviolenta per il contrasto della violenza e quale modo di implementazione di strategie di protezione, tutela, monitoraggio, interposizione e accompagnamento. Implementazione delle azioni civili di pace proprie dei costituendi Corpi Civili di Pace quali attori di pace, non armati e nonviolenti, per la trasformazione del conflitto e la prevenzione dell'escalazione.
Misure trasversali rispetto alle attivita' nucleari prevedono la partecipazione della popolazione kosovara cercando di conseguire il coinvolgimento piu' diffuso, compatibilmente con la cadenza dell'implementazione, e di ottenere la partecipazione dell'elite intellettuali, degli opinion leader e dei leader di comunita' in modo da coagulare consenso. Il progetto prevede un'opzione di continua reciproca co-formazione nell'ambito dello scambio tra personale espatriato e personale locale, in linea con l'approccio maieutico e l'orientamento nonviolento. La partecipazione dei rilevanti stakeholders locali e' necessaria ai fini del processo di auto-formazione dei referenti progettuali in ordine alle issue mainstreaming e crosscutting. Il compito dell'equipe di progetto e' di attivare meccanismi di facilitazione sia per le riunioni di lavoro sia per le istanze di confronto con la cittadinanza, focalizzando le diverse aree disciplinari, traguardando ipotesi di ri-conciliazione effettiva coerenti con le condizioni sociali dell'area. L'intero processo tende a coinvolgere qualsiasi soggetto della societa' civile kosovara che ne accetti i principi-base e che sia intenzionato a collaborare alla stesura della proposta finale per CCP locali.
A partire dai tre comparti di azione individuati, si configurano i seguenti risultati attesi di progetto: 1. Costituzione di una equipe di progetto per aree tematiche auto-sostenibili, 2. Redazione di un catalogo di buone prassi ad implementazione locale di trasformazione del conflitto, 3. Ipotesi di costruzione di un Corpo Civile di Pace locale, di carattere multi-generico e multi-etnico, 4. Redazione di massima di un documento finale di Programmazione Popolare di Pace (PPP), 5. Applicazione di forme di azione civile nonviolenta per la tutela dei diritti e il contrasto alla violenza.
L'equipe italiana in loco in missione di cooperazione internazionale per i diritti umani e' composta da due persone, entrambi dotati di provata esperienza di attivita' di trasformazione del conflitto nei Balcani, dislocati in una sede da rinvenire d'intesa col partenariato locale sulla base delle condizioni condivise di implementazione, a Mitrovica/Mitrovice o Pec/Peja o Pristina/Pristine (Kosovo). La loro formazione e' articolata in due fasi, una, preliminare, in Italia, una, operativa, nell'area-obiettivo, e comprende competenze in ambito inter-culturale, gestione delle dinamiche di gruppo e condizioni di stress, mediazione, interposizione e gestione del conflitto (conflict management), auto-tutela psicologica per operatori civili in area-conflitto. Il personale locale e' composto da due unita' fisse e alcune unita' a rotazione con funzione di consulenza da rinvenire all'interno del partenariato locale composto da: NGO "Association for Peace Kosovo" (Mitrovica), "Community Building Mitrovica" e NGO "KFOS" (Pristina).
Il progetto ha durata di 2 mesi (8 settimane) in quanto preliminare, attraverso la missione di scambio, gemellaggio e fattibilita', alla costituzione permanente di Corpi Civili di Pace in Kosovo. Le due fasi sono: 1. predisposizione dell'equipe di lavoro e formazione preliminare funzionale all'implementazione; 2. attuazione delle misure di formazione/autoformazione e facilitazione previste nel quadro di scambio. Il lavoro relativo agli obiettivi operativi e l'approfondimento delle misure operative individuate muovono nell'ottica della generalizzazione della ri-conciliazione e della costituzione di CCP locali.
Il monitoraggio delle azioni avviene tramite condotta osservazionale delle modalita' divulgative, aggregative e partecipative nell'ambito previsto dai diversi comparti di implementazione, e sulla base del feed-back sulla ricezione del profilo metodologico/operativo condotto sin dalla fase preliminare. La coerenza delle azioni con le linee-guida definite dal progetto e l'analisi dei dati rappresentativi delle formazioni previste rappresentano altri strumenti semi-quantitativi di monitoraggio. L'acquisizione di strategie d'integrazione (processo facilitativo, mediazione nonviolenta e comunicazione ecologica) prevede un percorso basato su modelli teorico-pratici (M. Kaldor, P. Paathfort, J. Galtung, A. L'Abate, M. Sclavi). La combinazione di piu' vettori comunicativi, formativi e relazionali consente di articolare il monitoraggio in rapporto alla diversa ricettivita' delle strategie di facilitazione e integrazione (sia rispetto all'obiettivo della ri-conciliazione, sia rispetto al programma di costruzione dei Corpi Civili di Pace locale, peraltro intimamente correlati) e delle ipotesi di proposta formativa/in-formativa. L'acquisizione di strategie di facilitazione/mediazione costruttiva e' basata sul problem solving strategico e l'analisi transazionale (P. Watzlawick, E. Berne, T. Gordon, F. Tullio, F. Perls). L'adozione di ipotesi di verifica transazionale comporta che il monitoraggio segua l'andamento della reazione emotiva e cognitiva.
La valutazione delle modalita' d'implementazione e dei contenuti di sedimentazione e' una misura della sostenibilita' del processo di ri-conciliazione e si presenta in se' come processo complesso. Considerata la specificita' delle azioni proposte (modalita' maieutica per sviluppare la pace attraverso la nonviolenza) e della metodologia adottata (costruzione di una "comunita' di pratiche" nonviolenta, promossa nell'ambito della IPRI rete CCP e sostenuta dal contributo del Comune di Napoli, attraverso l'applicazione dell'equipe di progetto), processo-chiave diventa quello del potenziamento delle capacita' relazionali (capacity building), come strumento in grado di superare la retro-azione del conflitto presso le comunita'-target e come istanza della trasformazione positiva. Ovviamente e' necessario disporre di indicatori precisi/flessibili per esprimere una valutazione sulla sedimentazione. La capacita' di individuare le trasformazioni complesse intangibili, connesse con la qualita' medesima dell'azione progettuale, richiede di esplorare interazioni possibili ed influenze reciproche tra i diversi elementi e finalita'.
La sostenibilita' dell'azione progettuale e' garantita dalla capacita' di implementare l'azione in loco senza alimentare meccanismi di dipendenza dall'intervento esterno e mediante partecipazione in co-implementazione dei partner di progetto. Cio' dipende essenzialmente dai seguenti tre fattori: impiego di risorse disponibili a livello locale, sia quanto alla strumentazione messa a disposizione, sia alle competenze impiegate, e adeguata preparazione dell'equipe espatriata alle condizioni locali; attivazione di potenziali locali e coinvolgimento diretto del personale in loco, senza introdurre contenuti non immediatamente fruibili dai destinatari e senza imporre metodologie e pratiche aliene; adozione di un sistema di "buone prassi" orientate alla corretta implementazione dell'attivita' progettuale, alla facilitazione della partecipazione dei destinatari e degli stakeholders individuati.
Metodologie, tecniche e prodotti creati durante l'implementazione dello scambio sono trasferibili sia nel senso della produzione di un kit operativo necessario all'implementazione di future azioni di pace a ricaduta locale sia attraverso l'utilizzazione delle tecnologie della comunicazione con specifico riferimento alle newsletter dedicate (ICP) e ai siti internet delle associazioni partner ("Operatori di Pace – Campania": www.operatoripacecampania.it e Rete CCP: www.reteccp.org) e delle reti nazionali e internazionali coinvolte (Tavolo ICP, Interventi Civili di Pace: www.interventicivilidipace.org, nonche' dell'Ente sostenitore (Comune di Napoli: www.comune.napoli.it).