Itinerari della RicercAzione


S.A.R.A. dalla Camargue, 2008 a Napoli, 2011

(Social and Anthropological Roma-focused Action-research)


"Carovana di Pace nei Balcani"

Serbia/Bosnia/Croazia 2009


"I Re dei Rom"

Serbia/Romania/Moldova 2010

 


Profilo

Il contenuto saliente dell'itinerario di ricerca-azione attraverso i luoghi simbolo della identità sociale e culturale dei popoli Rom e del post-conflitto dell’Europa centro-orientale, con specifico riferimento ai Balcani Occidentali, alla Bosnia ed Erzegovina, alle aree di Belgrado (Serbia), Sibiu e Timisoara (Romania), Chisinau e Soroca (Moldova), consiste nella esplicitazione della connotazione simbolica e culturale dell’universo sociale e comunitario dei contesti europei del post-conflitto. La ricerca-azione alla quale si informa il progetto resta intesa come metodologia di intervento decisiva ai fini della comprensione del contesto, della registrazione delle evoluzioni dei teatri locali e della verifica preliminare ad una strategia di “intervento civile di pace” basata sul cosiddetto “Peace and Conflict Impact Assessment” (PCIA), con l’obiettivo di calibrare le misure di “trasformazione positiva” del conflitto territoriale di carattere etno-politico o trans-comunitario più adeguate alle caratteristiche del contesto in questione.

La ricerca-azione viene condotta mediante l’adozione dei contenuti della cosiddetta “osservazione partecipante”, basata sull’intervento diretto del personale impegnato “nel” e “sul” conflitto, vale a dire sia attraverso la partecipazione personale ad un’esperienza di costruzione di relazione e di conoscenza on field sia attraverso una valutazione ex-post dei materiali di ricerca acquisiti con specifico riferimento alla documentazione delle localizzazioni tradizionali conflict-oriented. In tal senso, essa punta all’accumulazione di conoscenze e di legami necessari ai fini della sperimentazione in loco di ulteriori strategie di intervento e di mediazione, basate sulle tecnologie del “culture-oriented peace building”, finalizzate alla maturazione di competenze e capacità degli attori di società civile locale ed orientate al consolidamento di itinerari di interpretazione culturale, dialogo sociale e trasformazione positiva del contesto post-conflitto.

La ricerca-azione si avvale della raccolta di materiale documentario e audio-visuale che sarà successivamente elaborato e riprodotto come oggetto di sedimentazione e di trasferimento dei risultati; sperimenta, col concorso del personale impegnato, una verifica di fonti/risorse giornalistiche e documentarie ai fini della valutazione preliminare di impatto (fact-finding) e sviluppa una serie di incontri con attori di società civile locale, per approfondire legami transfrontalieri di società civile. Di conseguenza, essa punta sia a costituire un moltiplicatore di esperienze e di conoscenze per gli attori della società civile di provenienza, nel senso di allargare l’orizzonte delle buone prassi messe in opera dagli attori della cooperazione decentrata in essa attivi, sia una occasione di maturazione e di capacitazione (empowerment) degli attori di società civile di destinazione, consolidando legami, approfondendo la costruzione di rete (networking) e sperimentando l’azione d’intervento nonviolento propria dei Corpi Civili di Pace.

Obiettivi

Nel quadro dell’impostazione strategica della ricerca-azione, obiettivo generale di progetto è la messa in condivisione del patrimonio specifico di una formazione culturale e di contesti sociali ancora poco conosciuti per quanto presenti sui nostri territori e che è doveroso “conoscere per comprendere” (in particolare le comunità Rom nelle loro attinenze etno-comunitarie); obiettivo specifico di progetto è lo sviluppo di ponti di fruizione socio-culturale mediante attività di ricerca e documentaria nei luoghi di espressione e manifestazione della soggettività culturale delle società post-conflitto (Serbia, Bosnia, Croazia) e Rom (Museo della Cultura Rom a Belgrado; Sibiu, capitale del Re dei Rom del Mondo; Soroca, capitale del Re dei Rom della Moldavia) consentendo alle amministrazioni locali di fruire di un servizio di sviluppo e alle comunità di destinazione sul territorio di attraversare “luoghi” di incontro, approfondimento e conoscenza mediante un itinerario da sviluppare di concerto con le amministrazioni stesse, fatto di conferenze pubbliche, sperimentazioni audio-visuali e occasioni interattive.

Lungi dal riferirsi esclusivamente ad un ambito di tipo accademico, infatti, la ricerca-azione mette a disposizione le competenze in ambito socio-antropologico-culturale dei professionisti impegnati, in un percorso più attivo di promozione socio-culturale. Finalità generale dell’impianto complessivo della ricerca-azione è quella della costruzione di metodologie, risultanze e vettori per il “culture-oriented peace building” nonché della lotta contro il pregiudizio attraverso la conoscenza.

Ciò è tanto più rilevante nel caso del popolo Rom che, insieme con il popolo ebraico, costituisce il gruppo più sistematicamente nella storia reso oggetto di riprovazione, emarginazione e segregazione, al punto che è possibile rintracciare a loro riguardo tutti i cinque livelli dell’espressione pregiudiziale di cui alla casistica formulata da Allport:

Misure

Si ritiene altresì che i vettori di conoscenza, relazione e fiducia, basati sull’impostazione socio-culturale della ricerca-azione, possano offrire un contributo importante non solo al miglioramento delle condizioni di “prossimità” tra le comunità migranti e quelle residenti, ma soprattutto alla riduzione delle circostanze che alimentano i fenomeni di intolleranza, aggressività ed emarginazione. Questo aspetto risulta decisivo nel senso delle ricadute territoriali e del trasferimento/sedimentazione di progetto. Nel contesto metropolitano partenopeo, infatti, si verificano cinque delle dieci condizioni di insorgenza del pregiudizio razziale (e.g. anti-Rom) individuate da G. W. Allport, trattandosi di un contesto che:

In questa situazione sociale tendono, evidentemente, a moltiplicarsi i fenomeni di intolleranza e i casi di violenza ai danni delle comunità altre. Nel caso dei Rom, in particolare, studi statistici hanno potuto riscontare una percezione sociale diffusa di “diffidenza” e/o “ostilità”. E’ facile immaginare che una condizione psico-sociale di questo genere possa generare conflitto (nella dimensione meso- tipica delle comunità territoriali) e, su scala generale, fare da detonatore per conflitti internazionali di più ampia portata (nella dimensione macro- dei conflitti di tipo “etno-politico”), nel senso di creare le condizioni per la diffusione del pregiudizio, della costruzione dello stereotipo e, attraverso questo, della raffigurazione dell’altro come “nemico” o “minaccia” all’ordine costituito. E’ in questo senso che la ricerca-azione si iscrive nell’ambito dell’azione culturale a destinazione sociale, ponendosi in continuità con l’azione di promozione sociale propria del mandato del cultural peace-building.